Ed allora il vecchio disse: "conosco un rimedio, è l'acqua di vita, guarirà colui che ne berrà, ma non è semplice da trovare (.) Non appena il re ebbe bevuto di quest'acqua, sentì il suo male dissiparsi e ritrovò le forze della giovinezza. » Estratto da "L'Eau de la Vie", conte de Grimm
Il mito di una « Fontana della giovinezza » è vecchio quanto l'umanità stessa. Numerosi sono i riti, le leggende e i racconti che ne parlano. L'elixir dell'eterna giovinezza capace di apportare tanto benessere quanto se ne possa sognare accompagna l'uomo da sempre. Una magica alchimia ricercata tanto dagli iniziati quanto dagli uomini di scienza.la ricerca dell'immortalità.
Oggi non sono più solo gli alchimisti, ma anche ricercatori di alto livello ad esplorare questa ricerca della longevità. Esistono cinque posti sulla terra dove l'età media delle persone supera regolarmente i 120 anni. Dei centenari in ottima forma e salute, paesi dove l'intera popolazione è quasi esente da cancri e carie, dove sono robusti e forti e dove le donne restano capaci di procreare facilmente anche in età avanzata. Tra queste popolazioni quella più conosciuta è quella degli Hunza, nell'Himalaya. Gli Hunza vivono in media tra i 120 ed i 140 anni.
Anche in Europa esistono dei villaggi i cui abitanti hanno una salute di ferro rispetto ad altri dove gli abitanti sono mediamente in pessime condizioni. Dalle numerose ricerche scientifiche effettuate risulta che tra i fattori determinanti la longevità di una popolazione vi sono proprio le proprietà dell'acqua locale.
Il Dr. Henri Coanda, Rumeno, padre della dinamica dei fluidi e Premio Nobel a 78 anni, dedicò decenni allo studio dell'acqua degli Hunza nell'intento di scoprire che cosa in quest'acqua fosse capace di apportare un tale beneficio al corpo. Constatò effettivamente che quest'acqua presentava delle proprietà molto particolari. La temperatura di ebollizione e di congelamento come anche la sua viscosità e la sua tensione superficiale non corrispondevano alle norme abituali. Quando il Dr Coanda divenne troppo vecchio per proseguire le sue ricerche, passò il testimone all'allora giovane Dr. Patrick Flanagan. Nei trent'anni che seguirono questi continuò ad estrarre dai campioni di quest' acqua degli Hunza tutte le informazioni rilevanti le sue proprietà specifiche nonché cercò di riprodurle in sintesi. Scoprì che questa era costituita da delle minuscole sfere mineralizzate lisce non più grandi di un 5 nanometri di diametro, vale a dire, 2000 volte più piccole di un globulo rosso. Queste sfere erano portatrici di un potenziale elettrico elevatissimo chiamato zeta.
Questi minerali, chiamati nanocolloïdi, si trovano dispersi ovunque nell'acqua degli Hunza. Il loro potenziale elettrico è molto elevato , interagiscono con gli atomi di idrogeno e d'ossigeno che costituiscono l'acqua stessa creando di conseguenza delle strutture cristalline minuscole. Quello che è notevole è che queste strutture assomigliano tantissimo alle strutture cristalline che distinguono i fluidi che avvolgono le nostre cellule nonché alle proteine presenti nelle nostre cellule.
Quando beviamo dell'acqua comune il nostro corpo tenterà di trasformarla in « acqua viva », in un 'acqua contenente tali strutture cristalline appunto. Ora, l'acqua degli Hunza le contiene già ed è biologicamente attiva. Quest'acqua ha dunque già tutte le caratteristiche di cui il corpo ha bisogno.